Possedere un programma di file-sharing non consiste immediatamente in reato

La III sezione della Cassazione Penale, con sentenza n°25711 del 16/06/2014, ha statuito che utilizzare un programma di file sharing non integra necessariamente il reato di divulgazione di materiale pedopornografico (art. 600 ter comma 3 c.p.).
 
Il dolo, infatti, implica la volontà dell’agente di divulgare e diffondere il materiale scaricato (nella fattispecie, materiale pedopornografico) e non è sufficiente ad integrarlo l’utilizzo di un programma di file sharing, il quale, autonomamente convide il materiale con altri utenti.
 
Per integrare il reato è necessario valutare il comportamento dell’agente e verificarne la volontà di divulgazione, per esempio mediante trasferimento manuale dei file nelle cartelle di condivisione.